Bloccando Trump, Facebook cambia natura e si dichiara editore

08.01.2021
@piercamillo

La decisione di Mark Zuckerberg di bloccare Donald Trump da Facebook e Instagram (preceduta nelle settimane passata dalla scelta più morbida del ceo di Twitter Jack Dorsey di oscurare alcuni tweet del presidente) è legittima e condivisibile, ma cambia a mio parere la natura stessa del social network. Da "semplice" piattaforma a editore, con tutto ciò che questo comporta.

Finora Zuckerberg aveva sempre sottolineato e rivendicato la sostanziale differenza tra la sua piattaforma e un sito di contenuti proprio nella impossibilità di vagliare in modo puntuale cosa viene pubblicato dai miliardi di utenti del suo potentissimo network. Lo aveva fatto persino nel suo
intervento dinanzi al Congresso degli Stati Uniti, nel 2018
.

Sebbene nel corso degli anni la capacità (e la disponibilità) di Facebook a filtrare e bloccare contenuti di violenza e odio sia notevolmente aumentata, il discrimine cruciale è sempre stato il carattere anonimo e automatico del filtro. Decideva un algoritmo, pure passibile di errori, non una redazione o un direttore che avesse l'ultima parola sulla pubblicazione di Tizio o di Caio. Scegliendo di bloccare Trump con una precisa motivazione - ripeto, condivisibile - Zuck ha anche implicitamente deciso che Facebook cambia pelle e diventa un editore.

Non sarà così semplice che i vertici della piattaforma accettino questa visione delle cose, che comporta per loro un problema enorme di gestione e di assunzione di responsabilità per la mole abnorme di contenuti che ogni secondo vengono caricati su Facebook. Bloccare Trump è tecnicamente più semplice che andare a caccia di un bullo di quartiere che sul suo profilo Facebook pubblica notizie false per danneggiare la credibilità di un suo vicino.

Eppure la svolta è a mio parere determinante se si vuole uscire dal dilemma posto ieri dalla decisione di Zuckerberg: può il quasi monopolista Facebook essere così potente da inibire il presidente ancora in carica degli USA, dalla comunicazione social? Siamo tutti felici che Trump non possa usare Facebook nelle prossime settimane per incitare subdolamente all’insurrezione come ha fatto nelle settimane scorse, ma chi ci assicura che domani Facebook non bloccherà il profilo dell'oppositore di un regime autoritario perché indotto a farlo dal governo di quel tale Paese? Dobbiamo confidare solo sulla magnanimità di Zuck?

Piuttosto, lasciamo a Facebook, Twitter o Instagram la facoltà di decidere liberamente, ma assumendosi la responsabilità editoriale delle loro scelte. Così come il New York Times, Le Figaro o il Foglio possono parlare o non parlare di un tema, dare spazio o meno a una notizia o a una voce, così può l'editore Zuckerberg fare lo stesso.

In rete si trova peraltro una chicca a riguardo. Nel 2019, dinanzi a un giudice, Facebook ha già dichiarato la sua natura di editore (publisher, in inglese). Come riporta sul suo sito il giurista esperto di social media Yair Cohen, a maggio del 2019 Facebook ha rimosso l'account di una tale Laura Loomer, come parte di una più ampia operazione di espulsione di individui e organizzazioni promotori e alimentatori di odio in rete. La signora Loomer, che descriveva se stessa come "nota giornalista investigativa conservatrice" intentò un'azione legale contro Facebook, chiedendo a un giudice la riattivazione dei suoi account Facebook. Per difendersi, i legali di Facebook si appellarono proprio alla natura di editore della piattaforma, protetta a loro parere dal primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà di parola e di stampa. Insomma, quando è convenuto, Facebook ha già asserito (e lo ha fatto dinanzi a un giudice) di essere un editore.

Un estratto della memoria difensiva dei legali di Facebook nel caso Laura Loomer vs Facebook Inc.
Un estratto della memoria difensiva dei legali di Facebook nel caso Laura Loomer vs Facebook Inc.
Le conseguenze giuridiche, economiche e tecnologiche di una eventuale inclusione dei social network - Facebook, Instagram, Twitter e gli altri - nella categoria degli editori sarebbero enormi e difficilmente valutabili a priori. E' questa però l'inevitabile conseguenza della scelta enorme compiuta ieri da Zuckerberg.


PS. Il mio amico Lucio Scudiero, esperto di diritto digitale e direttore generale dell’associazione Lex Digital, mi segnala l’importanza della
proposta di Digital Services Act
in discussione in sede europea. 


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Da king-maker alla lista petalosa di Beatrice Lorenzin. Il destino di Angelino Alfano è un monito per Matteo. Abbandonare lo status quo è difficile, ma è l’unica via per avere un futuro (vale anche per Più Europa, che oggi sembra bearsi autocompiaciuta nella sua piccola bolla).