Dissociarsi dalle violenze non basta, Conte deve dissociarsi da Trump

07.01.2021
@piercamillo

Dissociarsi dalle violenze di ieri a Capitol Hill è facile, c'è riuscito persino Matteo Salvini. Quel che invece pretendiamo dal presidente del Consiglio della Repubblica Italiana è una presa di distanza esplicita e netta da Donald Trump e dal trumpismo, quella mescola di populismo e sovranismo che per anni ha trovato terreno fertile e ammiratori nel M5S e nella retorica dello stesso Conte.

Il mio governo e l’Amministrazione Trump sono entrambi governi del cambiamento”. Ascoltate questa frase ripetuta dal piacione de’ noantri in visita a Washington nel 2018. Avrebbe potuto parlare dei rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti o indugiare sulla retorica di Cristoforo Colombo e sugli emigranti italiani che hanno fatto grande l’America. Avrebbe potuto parlare della Seconda guerra mondiale e delle fettuccine Alfredo. No, Conte scelse in quell’occasione di sottolineare l’analogia politica tra il suo governo - era quello gialloverde, nella prima stagione della sua serie tv - e il governo americano guidato dall’improbabile tycoon.

Più di recente, ad agosto 2020, Giuseppe “Giuseppi” Conte espresse la propria equidistanza tra Trumpe e Biden, con la nonchalance che lo contraddistingue. D’altronde, che volete che sia la differenza tra un presidente e l’altro degli Stati Uniti per chi riesce senza colpo ferire a passare dal governo con la Lega (decreti sicurezza inclusi) a quello con il Pd.


A parte la coerenza o l’incoerenza di Conte, quel che a noi deve interessa è la posizione del governo della Repubblica italiana. Donald Trump lascerà la Casa Bianca tra pochi giorni, ma il trumpismo non morirà il 20 gennaio. Esso continuerà ad influenzare la politica americana, europea e italiana per gli anni a venire. Non basterà per il presidente Conte prodursi in piroette e moine per Joe Biden per risolvere il problema, perchè le scelte che l’Amministrazione del nuovo presidente assumerà saranno profondamente diverse - in alcuni campi antitetiche - rispetto a quelle portate avanti da Trump. Nei prossimi anni, gli Stati Uniti potranno contare sull’Italia come alleato affidabile o dovranno considerarla come un interlocutore ambiguo, occasionale e contingente?

Che ci piaccia o meno (e a me chiaramente non piace), noi oggi nel mondo siamo rappresentati da Giuseppe Conte e da quel che Conte dice. Sta a lui, per il ruolo di enorme responsabilità che ricopre, saper chiarire al mondo cosa pensa davvero e in modo inequivocabile di Trump e del trumpismo. Persino Salvini lo ha fatto, condannando la violenza ma esprimendo la sua piena sintonia con la visione di Donald Trump. Pretendiamo che a farlo sia il presidente del Consiglio, abbiamo il diritto di sapere se la sua posizione è sempre quella del 2018 o no. 


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