Google ed Apple colpiscono in culla la concorrente pro Trump di Twitter. E’ giusto?

10.01.2021
@piercamillo 
E’ in corso una guerra dei mondi, scoppiata nell’arco di pochi giorni e forse ore. Non siamo preparati, né culturalmente né giuridicamente, alla velocità con cui le cose stanno accadendo. Le convinzioni vacillano, almeno le mie, perché sento che - tra libertà di espressione, tutela delle istituzioni democratiche e principio di concorrenza - la coperta è sempre corta e qualcosa resta fuori. Se mi sbaglio, correggetemi.

Cronaca della vicenda. Prima Facebook e Instagram e poi Twitter espellono i profili di Donald Trump dalle loro piattaforme, argomentando che la sofferta decisione è stata assunta per il timore che la comunicazione del presidente in carica degli Stati Uniti possa continuare a rappresentare un incitamento alla violenza e ad episodi come l’assalto al Campidoglio di qualche giorno fa.

Dopo la decisione di Mark Zuckerberg e Jack Dorsey, si è verificata una vera e propria migrazione da Facebook e soprattutto da Twitter del mondo “trumpiano” verso il nuovo social Parler (il nome significa proprio “parlare” in francese), che si presenta già da qualche mese sul web come il paradiso della libertà di espressione, strizzando esplicitamente l’occhio alla destra conservatrice americana ed europea stanca della “censura” applicata dalle piattaforme principali. Il presidente aveva già un account su Parler, così come altri esponenti del GOP, dei media conservatori e persino della sua famiglia (la figlia Ivanka).

Nella giornata di venerdi 8 gennaio 2021, Parler è stata scaricata da 210mila persone nel mondo, contro le 55mila che lo avevano fatto il giorno precedente. Una crescita del 281 per cento, che arriva al 355 per cento se si considerano solo gli utenti statunitensi (182mila download l’8 gennaio contro i 40mila di giovedì 7). 

Il tentativo di “Twexit” viene però fortemente arginato per la immediata reazione di Google, che nella giornata di sabato esclude Parler da Google Play, cioè dalla possibilità di scaricarlo attraverso il suo servizio di distribuzione. “Siamo al corrente che su Parler si continuano a pubblicare contenuti che incitano alla violenza negli Stati Uniti - si legge nella dichiarazione ufficiale del portavoce di Google - Riconosciamo che ci può essere un dibattito ragionevole sulle policy sui contenuti e che può essere difficile per le app rimuovere immediatamente tutti i contenuti violenti, ma per distribuire un app attraverso Google Play noi richiediamo che tali app implementino una robusta moderazione per i contenuti rilevanti”.

Dopo poche ore, Amazon ed Apple assumono la stessa decisione, escludente Parler dai loro servizi. Personalmente, sono riusciti ad accedervi dal mio iPhone poco prima che l’azienda di Cupertino assumesse la sua decisione e da qualche ora mi sto divertendo a seguire su Parler la fiera del complottismo anti-Trump.

Il punto però è un altro: era davvero necessario che le major del web andassero a caccia dei trumpiani nel loro inedito rifugio per circondarlo e imporre loro la resa? Resa che non avranno, peraltro, perché si stanno già organizzando i canali alternativi per scaricare Parler senza passare da Google Play, Apple Store e Amazon Web Service. Se Facebook e Twitter hanno liberamente scelto di sospendere Trump dalle loro piattaforme (a mio giudizio, trasformando la loro stessa natura e diventando editori, alla stregua degli altri media), ha davvero senso che ora le cosiddette “over the top” provino a uccidere nella culla un altro social network che rivendica identica libertà di pubblicare ciò che desidera?

Si può dire: libertà per libertà, anche Google, Apple ed Amazon sono libere di scegliere quali app offrire nei loro store e quali no. Certo, si può anche sostenere questo, ma attenti a non andare in conflitto con decenni di complessa e complicata normativa antitrust. L’abuso di posizione dominante è dietro l’angolo, o forse è già apparso.

Lasciate da parte Trump, che tra 10 giorni sarà fuori dalla Casa Bianca e non avrà più i codici nucleari. Cosa però impedisce che tanta discrezionalità delle over the top non sia usata in futuro per qualsivoglia prodotto e servizio? Dobbiamo confidare nella loro benevolenza? Non credo sia sufficiente, anche perché la Google che esclude Parler dalla sua piattaforma di vendita è la stessa che in Cina accetta tutti i filtri che il governo di Pechino le impone, pur di operare

Non chiedetemi soluzioni, non ne ho. Chiedo io a voi una cosa: accettiamo tutti che quanto sta accadendo è così complesso da meritare una riflessione non tifosa e non banale. Questa è la frontiera della libera democrazia e del libero mercato.


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