La notizia del decennio viene dall’Africa ma nessuno ne parla

03.01.2021

@piercamillo


Dal 1 gennaio 2021 l’Africa è diventata la più grande area di libero scambio del pianeta. Altro che la Brexit. L’AfCFTA rivoluzionerà il mondo, ma noi siamo troppo impegnati nelle nostre miserie da aristocratici caduti in rovina per accorgercene. Come direbbe qualcuno: sveglia!


E' la notizia del decennio, ma non ne parla praticamente nessuno. Dal primo gennaio 2021 è entrata in vigore l'area di libero scambio africana, la African Continental Free Trade Area, cui partecipano 54 dei 55 Paesi del continente. L'Eritrea non ha ancora firmato, e per ora solo 34 Stati hanno effettivamente ratificato, ma già l'immediata apertura degli scambi tra questi (tra i quali i colossi Nigeria, Etiopia, Egitto, Congo e Sud Africa, i cinque maggiori Stati per popolazione) cambierà radicalmente i destini della più giovane e promettente regione del pianeta, eliminando dazi e barriere alle esportazioni intra-africane per il 90 per cento dei beni.

Nasce un mercato che copre 1,2 miliardi di persone - in crescita costante - e un Pil combinato di 3 miliardi di dollari. L'AfCFTA è una rivoluzione nel modo in cui i Paesi africani intendono se stessi: non più realtà post-coloniali "condannate" a vivere dell'esportazione di materie prime lavorate e trasformate dalle industrie occidentali (e, più di recente, cinesi), ma Paesi di trasformazione e dunque promotori della domanda interna. Finora lo scambio intra-africano era marginale: nel 2019 appena il 14,4 delle esportazioni africane andava in altri Paesi dello stesso continente, contro un 52 per cento intra-asiatico e un 73 per cento intra-europeo.

Il cambiamento non avverrà in pochi giorni. "Ci metteremo del tempo", ha dichiarato al Financial Times il sudafricano Wamkele Mene, primo segretario generale dell'AfCFTA eletto a febbraio 2020. "Se non hai strade, se non hai gli strumenti giusti per le autorità doganali alla frontiera per facilitare un passaggio rapido ed efficiente dei mezzi... se non hai l'infrastruttura, sia materiale che immateriale, il significato di questo accordo è depotenziato".

La stipula del trattato di libero scambio, avvenuta a marzo del 2018
La stipula del trattato di libero scambio, avvenuta a marzo del 2018

Ma giorno dopo giorno, le cose cambieranno e l'AfCTA ha il potenziale di far crescere di almeno il 50 per cento il commercio intra-continentale, come ha stimato la commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite.

"Non vedo l'ora", disse qualche mese fa la ghanese Merton Dagnew, imprenditrice ed esportatrice di caffè e cocco, intervistata da Africa Renewal. "Non voglio pagare i il 35 per cento di dazi sui miei prodotti. Gli importatori di Nescafè dall'Europa o dall'Asia pagano meno dazi di me perché quei Paesi hanno avuto finora accordi commerciali più favorevoli con i singoli Paesi africani di quelli che abbiamo avuto noi". Ah, per inciso: il 70 per cento degli esportatori africani sono donne, non chiedetemi perché ma leggete questo interessante paper.

L'accordo rafforzerà la competitività africana, favorirà la diversificazione delle produzioni e incentiverà quelle a maggior valore aggiunto, che tendono già oggi a essere la parte rilevante dello scambio interno al continente. Secondo Landry Signé dell'americana Brookings Institution, grazie all'AfCTA l'output manifatturiero africano è destinato a raddoppiare fino a un trilione di dollari e a creare 14 milioni di posti di lavoro entro il 2025.

Un continente più industrializzato farà da catalizzatore per il settore agricolo, che beneficerà di un significativo salto di innovazione tecnologica, così come per il settore digitale, delle telecomunicazioni e dei software. Una rivoluzione industriale e tecnologica africana appare dunque imminente, tale da catalizzare le attenzioni del mondo intero anche grazie alla più grande ricchezza del continente: la popolazione giovanissima.

E noi? Come ci relazioniamo a quel che sta accadendo al di là del mare? Continueremo a temere gli africani che portano le malattie e vengono a insudiciare le nostre strade o proveremo a ragionare da società matura e intelligente delle enormi opportunità che la geografia consegna all'Italia rispetto all'Africa? Ne parleremo ancora.



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