Se Renzi non molla Conte, rischia la fine di Alfano

05.01.2021

Da king-maker alla lista petalosa di Beatrice Lorenzin. Il destino di Angelino Alfano è un monito per Matteo. Abbandonare lo status quo è difficile, ma è l’unica via per avere un futuro (vale anche per Più Europa, che oggi sembra bearsi autocompiaciuta nella sua piccola bolla). 


Quando sento parlare di Conte-ter, non so perché, penso alla terza ondata. I due concetti si confondono e si sovrappongono nella mia mente. In fondo, sono la stessa sciagura. Come la terza ondata, che non ha una vera discontinuità rispetto alla seconda, così il Conte-ter rischia di essere una mera prosecuzione del Conte-bis. Che ci sia l'apertura di una formale crisi di governo o che si procederà solo al rimpastino conta poco, quel che rileva è che Conte potrebbe essere premier fino a fine legislatura. Brividi.

Le critiche rivolte da Matteo Renzi al premier sono state profonde e dettagliate, a cominciare dall'assenza colpevole (io direi: politicamente criminale) di un piano serio di distribuzione del vaccino anti-Covid per finire con la gestione disastrosa del dossier Recovery Fund. Nel mezzo, l'accusa terribile di voler manomettere gli equilibri che reggono il sistema di intelligence nazionale. Basterebbe molto meno per far cadere un governo.

Dal mio punto di vista, Renzi ha ragione da vendere. Eppure, la minaccia di Italia Viva di mandare tutto a carte e quarantotto è un'arma spuntata: Matteo ha la leva per attivare la botola su cui è seduto Conte, ma ha paura di finirci dentro anche lui. È lo stesso destino che toccò ad Angelino Alfano nella precedente legislatura, proprio rispetto a Renzi. Era il king maker del governo, con decine di parlamentari e ministri di peso Alfano poteva far cadere Renzi ogni mattina, ma ebbe paura di finire anche lui. Angelino non attivò mai la botola, e dopo aver fatto il ministro degli Interni e poi quello degli Esteri finì a comporre una lista petalosa guidata da Beatrice Lorenzin che prese meno dell'uno per cento alle politiche del 2018.

Renzi può sfuggire al destino di Alfano? Ha il talento per farlo e anche il coraggio, deve saper rinunciare al giorno per giorno e alle garanzie dello status quo. Non seppe farlo dopo il referendum costituzionale del 2016, deve seriamente provarci oggi. La minaccia di nuove elezioni è davvero poco credibile, con una pandemia in atto, il Recovery Fund da gestire e l'elezione del presidente della Repubblica tra un anno. Se Renzi non strappa adesso, quando più potrà farlo?

Ultima cosa. Replico preventivamente ai commenti di chi mi dirà: “e Più Europa allora, che langue al 2 per cento nei bassifondi della classifica dei sondaggi?” La mia risposta è esplicita: o Più Europa si sveglia dal torpore e prova a uscire dalla sua bolla, e dalla sua nicchia confortevole e petalosa, oppure sarà ancora meno utile. Che Renzi strappi o non strappi. È il senso della mia critica profonda all'attuale conduzione del partito.


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